Al Zurich Film Festival, l'attivista climatica svedese Greta Thunberg ha preso parte a una discussione su un nuovo documentario incentrato sulla lotta per l'indipendenza della comunità sahrawi, esprimendo il suo forte sostegno alla causa e denunciando quello che ha definito il silenzio dell'Occidente di fronte a una situazione che ha definito di "estrema ipocrisia".
Thunberg è intervenuta insieme all'attivista sahrawi Najla Mohamed Lamin, protagonista del film, e al regista austriaco Patrick Wally, dopo la proiezione di My Home of Wind and Sand, un documentario che racconta oltre dieci anni della vita di Lamin e della sua famiglia attraverso le riprese effettuate nei campi profughi dove è nata, vicino a Tindouf, in Algeria.
La riflessione di Thunberg ha preso le mosse dal quadro storico delineato dal film, che parte dal 1975, anno in cui la Spagna ha ritirato la propria occupazione del Sahara Occidentale. Da allora, il movimento sahrawi ha proseguito la propria lotta per l'indipendenza, mentre il documentario segue Lamin attraverso le sue esperienze di studio negli Stati Uniti e il suo ruolo di rappresentante del popolo sahrawi alle Nazioni Unite.
Nel suo intervento, Thunberg ha sottolineato come, a suo avviso, la resistenza pacifica della generazione nata in esilio non abbia finora portato a risultati concreti, facendo riferimento a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che descrive come "soluzione più fattibile" un'autonomia genuina sotto sovranità marocchina.
"Questo film parla molto di tradimento", ha dichiarato Thunberg. "È l'occupazione e la violenza che diventano in qualche modo viste come normali. Non è abbastanza attraente per guadagnare attenzione o clic dei media, il che è un altro tradimento. E poi c'è questa estrema ipocrisia che mi rende così, così arrabbiata e sconvolta. Pensiamo che ci siano alcune cose che non accadranno mai, che non tradiremo mai i nostri valori e che staremo sempre con le persone che hanno diritto alla loro terra, alla propria libertà e a un futuro libero e sicuro. Ma poi, quando la situazione si fa difficile, dimentichiamo tutto questo".
L'attivista svedese ha poi criticato le istituzioni occidentali e il loro approccio al tema. "Dicono che stanno facendo del loro meglio e che sono molto dispiaciuti per quello che sta succedendo. Ma, come dice Najla, le persone coinvolte non vogliono ringraziamenti o applausi, ma azione. Ricade su ognuno di noi in questa stanza, specialmente noi privilegiati che abbiamo una piattaforma o accesso a risorse, prendere quell'obbligo morale per amplificare le lotte del Sahara Occidentale".
Thunberg ha concluso invitando il pubblico a impegnarsi concretamente: "Faremo tutto il possibile per garantire solidarietà e giustizia globale. Perché altrimenti, non siamo altro che ipocriti noi stessi".
Dal canto suo, Lamin ha riflettuto sul decennio trascorso dalla realizzazione delle prime immagini del film, sottolineando come, nonostante il tempo passato, la sua lotta, le sue parole e la causa sahrawi siano rimaste immutate.