A 35 miglia da Tel Aviv si sta consumando un genocidio di cui nessuno vuole parlare, i militari, i governanti, i cittadini non vedono e non vogliono vedere, eppure è tutto così vicino che non si può ignorare, così vicino che si sente, si vede, si respira.
NAZA è il termine che l'IDF ha inventato per identificare le morti civili collaterali da un attacco aereo, o da un'altra operazione militare, senza doverle chiamare così. I militari che operano con i droni e non solo, usano il termine NAZA per riferirsi ai civili uccisi, 47 civili diventano 47 NAZA, tutto per tenere la coscienza pulita. Il documentario mostra come un militare riesca a incoraggiare i suoi operatori di droni a uccidere innocenti in nome dello stato, come il sistema di addestramento militare riesca ad annientare il libero pensiero, e a far eseguire ordini disumani, i soggetti intervistati, 24 ufficiali e soldati delle Israel Defense Forces (IDF) che hanno prestato servizio come operatori di droni e intelligence nel corso degli anni, in condizioni di anonimato, sono stati intervistati e filmati perché hanno avuto ripensamenti, hanno capito che l'occupare e soffocare Gaza non è un modo di vivere giusto, per loro stessi, per i civili che uccidono, per le loro stesse madri e sorelle.
Il documentario inizia con immagini di Tel Aviv, la vita di tutti i giorni, le sirene di guerra, i razzi in cielo, per poi entrare nelle storie di chi ha sganciato quei razzi, su come viene deciso l'obiettivo e chi è l'obiettivo. "L'idea che 'non ci sono persone innocenti a Gaza' si è diffusa come un incendio", racconta l'operatore di droni, spiegando come gli obiettivi siano diventati indistinti. Il documentario, senza retorica e senza giri di parole, mostra prove, esempi e statistiche di come funziona il genocidio nella modernità, quando una forza militare ben supportata da aiuti economici e militari da tutto il mondo si mette in testa di voler eliminare un "nemico" ad ogni costo in tempi relativamente brevi.
Gli ex operatori hanno descritto come, a loro avviso, la selezione degli obiettivi sia stata spesso influenzata da programmi di intelligenza artificiale, come "Lavender", che localizza un obiettivo in base alla posizione del telefono cellulare, e da quello che definiscono "fattore di calore", che spesso portano a errori, almeno il 15% delle informazioni portano a obiettivi non legati a Hamas, da rapporti di altri ufficiali, la pratica operativa che gli operatori junior abbiano una libertà spropositata di autorizzare attacchi basati su intelligenza artificiale, con poca supervisione o verifica, sempre da rapporti di altri ufficiali, e una cultura che ha dato priorità alla quantità rispetto alla qualità degli attacchi, valutando le operazioni in base al numero di attacchi effettuati piuttosto che alla loro precisione o efficacia, come affermato dagli ex operatori.
La visione di questo documentario è sconsigliata a chi è facilmente impressionabile e a chi sostiene il sionismo senza se e senza ma.
La domanda che si sono posti i due filmmakers, Yuval Abraham e Rachel Szor è semplice: "come funziona un genocidio nella modernità?"