Il documentario Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, affronta il tema della selezione dei bersagli nei raid su Gaza e del conteggio delle vittime civili. Il titolo è un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare i cosiddetti “danni collaterali”. Il regista Yuval Abraham ha dichiarato che, a suo avviso, le uccisioni di civili sono avvenute non per caso, ma per progetto.

Il film è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, dove ha ricevuto un’ovazione di 25 minuti e il Premio speciale della giuria. In Italia, è uscito al cinema dal 28 al 30 settembre in oltre 500 sale, incassando 451.872 euro nel primo giorno e oltre un milione di euro nei primi due giorni, successo che ha portato le sale a estenderne la programmazione.

Naza è distribuito in 56 paesi, tra cui Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Giappone, Australia, Brasile e Turchia. Negli Stati Uniti è uscito il 30 settembre a New York, all’IFC Center, con tutte le proiezioni sold out. L’uscita in Medio Oriente è stata annunciata ma senza date e sale precise. A fine novembre sarà disponibile gratuitamente online in tutto il mondo.

Il sito di critica cinematografica Filmz ha descritto il film come “attuale e necessario”, mentre il governo israeliano ha attaccato il film con un thread su X, parlando di “vergogna” per la premiazione. Come ha scritto Meron Rapoport su Middle East Eye, il film non è tanto su quello che è successo a Gaza, quanto sulla società israeliana. L’IDF ha risposto con dieci pagine di smentite e precisazioni, sostenendo che il film fornisce un quadro distorto.

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