Secondo Owen Gleiberman, lo schermo si riempie di 20 uomini e donne che parlano: discutono, argomentano, strategizzano, si confrontano per due ore e 15 minuti. Non c'è un inseguimento, non un'azione frenetica; non c'è, di fatto, alcun movimento se non quello delle parole. Queste persone sono riunite in una conferenza organizzata dal Congresso degli Stati Uniti per discutere del cambiamento climatico e redigere un manifesto con raccomandazioni per affrontare la crisi globale del riscaldamento.
Il film si intitola A Statement, ed è un'opera che racconta una conferenza internazionale del 1980 a St. Petersburg, Florida, dove esperti e scienziati si sono riuniti per discutere del cambiamento climatico. La conferenza è stata, a suo modo, un momento storico: un gruppo di persone che cercava di affrontare una crisi che oggi definiremmo esistenziale.
Gleiberman scrive che questo è un film sulla conversazione, e che lui è assolutamente a favore di film sulla conversazione. Cita 12 Angry Men, My Dinner with Andre, Before Sunrise e ogni film di Eric Rohmer come esempi di cinema che vive di dialogo. Ma precisa subito: A Statement non è come quei film.
È parlato e piatto, accattivante e vagante, appassionato e neutro. È un film che, secondo l'autore, nessuno dovrebbe vedere a meno che non sia un critico cinematografico o un laureato in filosofia ambientale. E anche in quel caso, aggiunge, probabilmente non lo vedrebbero comunque.
L'autore non ha torto. Questo è un film che sembra destinato a non attirare nessuno. Ma forse proprio per questo merita di essere raccontato. Perché oggi, nel 2026, arriva nelle sale un film che ha il coraggio – o l'incoscienza – di mettere 20 persone in una stanza a parlare per due ore e mezza, sperando che qualcuno le ascolti.
Il film è stato scritto e diretto da Tom McCarthy, che ha co-scritto la storia insieme a Paul Rudd. Rudd interpreta il moderatore della conferenza, l'unico ruolo che sembra essere stato scritto come un vero personaggio. È spiritoso, ironico, a volte caustico, e secondo Gleiberman è l'unico volto familiare del film, insieme a Paul Giamatti, che interpreta un funzionario del Dipartimento dell'Energia, e John Turturro, nei panni di un professore di scienze nucleari del MIT. Amy Ryan interpreta una funzionaria che diventa, in qualche modo, la coscienza del gruppo.
Il film esce il 3 ottobre. E viene da chiedersi: chi lo vedrà?